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Assistenza netbook: è tutta così?

Boh, forse sono io che pretendo troppo…

Premessa n°1: convinta dai compagni di giochi (colleghi), mia mamma ha deciso che doveva assolutamente avere un miniportatile. Inizialmente la scelta era ricaduta su un eeePC 900HD, poi però siamo andati a comprarlo e c’era anche un Acer Aspire One 110L a soli 170€, e quindi è facile intuire su cosa è caduta la scelta (fatti anche due conti fra me e mio babbo su quanto effettivamente lo userà…).

Premessa n°2: di solito questi aggeggini vengono comprati da gente che lavora e usati (anche) in posti come aziende, dove si presuppone che parecchie cose siano in rete. Ergo: dovresti come minimo dare la possibilità di usare i servizi di rete più comuni.

Detto questo: sia in casa che in ufficio da mia mamma, per gestire le stampe in rete ci si affida ad lpd (in casa con un router che fa da printer server, in ufficio col pc di mia mamma che fa da server lpr). Strano ma vero, la versione di Linpus che viene con l’AA1 non permette la stampa attraverso lpd, ma solo smb e ipp.
Poco male mi dico: in fondo un po’ linux lo conosco ormai, installo ciò che serve ed è fatta. Niente di più sbagliato. Apro il gestore dei pacchetti (apropos: ho deciso che odio profondamente yum/rpm, lunga vita ad apt/deb!), faccio un controllino ed in effetti cups-lpd non è installato, quindi rimedio. Torno al printer manager, ma lui insiste che gli piacciono solo smb e ipp. Decido allora di prendere in mano la situazione e di parlare solo con cups, ché il printer manager mi sta già sul cazzo. Apro allora firefox, digito un bel localhost:631 e… Errore 404. Aggiungete pure una fila di madonne lunga quanto volete. Fatto sta che l’interfaccia web di cups non funziona.
Una veloce ricerca su Internet mi dice che dovrei provare ad aggiungere l’utente (che con molta fantasia non viene chiesto all’inizio e si chiama user) al gruppo lpadmin. Quindi apro il terminale e… il gruppo lpadmin manco esiste. Ok, lo creo, aggiungo l’utente al gruppo e… Errore 404.
A questo punto faccio quello che non volevo fare, e mi gioco l’ultima carta: installo il pacchetto kdebase per poter utilizzare il fido kcontrol. Peccato che il fido kcontrol crashi ogni volta che tento di avviarlo, e crasha anche il programma che dovrebbe dirmi che cosa è successo a kcontrol. Quindi (essendo anche tardi) decido che mi sono rotto e lo lascio lì.

Stamani mando una mail all’assistenza tecnica della Acer:

Salve,
ho da poco comprato un Aspire One 110L, con sopra Linpus Linux. Sia a lavoro che a casa uso stampanti di rete col protocollo lpd. Sul netbook ho installato cups-lpd per abilitare la gestione di questo tipo di code di stampa, ma il printer manager disponibile da Impostazioni continua a mostrare solo le opzioni per stampanti con protocollo smb e ipp.
Ho provato ad accedere alle pagine di configurazione di cups via localhost:631, ma sembra che l’interfaccia web non funzioni (errore 404) e non sono riuscita a farla funzionare. Ho provato anche ad installare il pacchetto kdebase per operare da kcontrol (a cui sono più abituata), ma mentre altri programmi funzionano kcontrol va in crash e non si apre.

Potreste indicarmi il modo di installare una stampante lpd?

Che dovrebbe lasciare intuire che le ho provate tutte, che qualcosa ci capisco e che insomma potrebbero anche fare le cose un po’ meglio. C’è da dire che la risposta arriva molto in fretta, ma non è delle migliori:

Gentile cliente,
La informiamo che il sistema fornito è un open source e non è previsto supporto per personalizzazioni.
Il supporto è limitato all’installazione relativa il precaricato e al suo corretto funzionamento.

Insomma, speravo che un aiuto me lo potessero dare. Spero che almeno dalle parti di Asus siano un po’ più seri con la loro Xandros.
Comunque penso: la Acer il supporto non me lo da, però me lo potrebbe dare almeno chi ha prodotto il sistema operativo che ho comprato! Che cavolo! Vado dunque sul sito della Linpus e scopro che per accedere a qualsiasi pagina di documentazione bisogna registrarsi, quindi vato sulla pagina di registrazione e… WTF? Se non avete ancora aperto il link, è il momento di farlo. Non mi era mai capitata una cosa del genere. Nella stessa pagina (così come in home page), provate a cliccare su contact us… Non ci riuscite? Chissà perché!?!

Dico io: se il buon giorno si vede dal mattino… siamo nella merda.

Siamo ridotti male

Non. Ho. Più. Parole.    Punto.

Antefatto: al dipartimento di chimica, in occasione delle proteste contro la legge 133, abbiamo creato una mailing-list aperta a tutti gli studenti per coordinarci ed informarci. Dopo aver fatto un commento su un’assemblea occorsa la mattina stessa, uno studente riporta questo articolo di Repubblica, dicendo:

vi invio un articolo de La Repubblica che chiarisce quanto questo governo ci stia prendendo in giro…

Bene, sei giorni dopo un’altra persona si sveglia e non ha niente di meglio da fare che scrivere questa mail:

volevo dire una cosa sull’articolo di giornale tratto da Repubblica.
Leggendo l’articolo sembra che il Papa abbia un’enorme influenza sulla politica italiana.
Magari il Papa e la Chiesa Cattolica avessero tutta questa influenza sulla vita politica italiana! Le cose andrebbero MOOOOOOOOLTO meglio! Sono favole. La realtà è che la Chiesa purtroppo conta poco in Italia.
Volete la riprova di quello che dico?
In un paese dove si discute di unioni di fatto, di unioni gay, in un paese dove un giudice decide che una persona in coma può esere assassinata, in un paese dove la normalità è il divorzio, in un paese dove ogni anno vengono uccisi migliaia di bambini prima che nascano, in un paese dove si vende la “pillola del giorno dopo”, in un paese dove si discute se si può praticare l’aborto chimico o no, in un paese dove la Chiesa ma soprattutto Dio vengono presi in giro e offesi invocando la libertà di espressione (!), in un paese che rinuncia spesso ai propri simboli, alle proprie radici cristiane … in un paese simile quanto conta la Chiesa?
Smettete di credere alle favole! Il Papa è la guida spirituale per più di un miliardo di persone nel mondo, ma nella politica italiana oggi non ha un gran peso, purtroppo. E guardandosi intorno, secondo me, si vede.

Basterebbe questo, ma visto che la cosa va avanti, ecco la prima risposta…

Scusami Tizio mi sento in dovere di risponderti con il dovuto rispetto, ma in modo fermo.
Riguardo l’articolo da te citato è palese che in questa situazione il Papa abbia avuto un’influenza determinante sulle scelte del governo; negarlo sarebbe negare un dato di fatto, al di là di tutte le diverse opinioni sul rapporto tra politica italiana e vaticano.
In Italia, che grazie al cielo è una democrazia, i cittadini attarverso elezioni, referendum and co. esprimono la loro opinione sulle leggi di TUTTI i cittadini italiani (cattolici, atei, agnostici ecc..).
Esistendo la libertà di parola si può parlare di coppie di fatto, di adozione alle coppie omosessuali, di contraccettivi, eutanasia e cellule staminali; sono temi molto importanti su cui ognuno ha tutto il diritto ad avere la propria opinione secondo le proprie inclinazioni morali (e eventualmente religiose).
Come cittadino nessuno ti nega la possibilità di dire la tua e di farla pesare al momento di referendum o quant’altro. Mi sembra assai esagerato e antidemocratico sperare in una teocrazia per far prevalere le tue velleità (un po’ bigotte). Se il Papa è davvero la tua guida spirituale ascoltalo e pensa dei gay e dell’eutanasia ciò che ritieni opportuno, ma lascia anche a chi non è d’accordo la possibilità di avere spazio e le stesse tue opportunità!! Da cittadina italiana io faccio parte di questa democrazia e la mia voce deve essere ascoltata al pari della tua e non la tua più della mia perchè dai retta al Papa.

E ovviamente la replica:

io non ho sostenuto che la mia parola dovesse valere di più di quella di altre persone. Ho solamente detto che in Italia non mi pare che la Chiesa Cattolica abbia così tanto potere sulla politica come molti dicono. Il fatto che in questo caso specifico il Papa sia stato ascoltato non cambia che in generale non abbia molto peso.
Per quanto riguarda il fatto che secondo me sarebbe meglio se la società italiana seguissse di più ciò che dice la Chiea non significa che sia
contro la democrazia, non è quello che ho detto, penso solo che sarebbe una società molto più giusta se fosse seguita di più la voce della Chiesa.
Inoltre faccio una precisazione. Non ho parlato di contraccettivi, se ti riferivi alla pillola del giorno dopo sappi che in parole tecniche è un farmaco intercettivo, impedisce cioè che l’ovulo FECONDATO si impianti nella mucosa dell’utero facendolo morire di “fame”, causando cioè a tutti gli effetti un’aborto (morte della cellula fecondata). Il fatto che non sia classificato come abortivo perché causa la morte in modo indiretto non fa di questo farmaco un contraccettivo, è razionalmente equiparabile ad un aborto, infatti medici e farmacisti obiettori non la prescrivono.
(Tecnicamente non si può fare “obiezione di coscienza” su questi farmaci però la legge prvede una “clausula di coscienza”, la differenza sta nel fatto che l’obiettore non è tenuto neanche a vistarti per poter applicare un’obiezione, mentre per poter applicare una clausula bisogna prima fare la visita.)

Arriva poi l’ateo di turno, che nel particolare ci va giù di brutto:

Scusate, ma un simile intervento, anche se fuori tema, e privo di qualsiasi ragione logica a soccorrerlo, merita una risposta, anche se fuori tema.
Sto parlando, naturalmente, del delirio cattolico di Tizio, che ha voluto ricordarci con un esempio concreto che, trecento anni dopo l’illuminismo, la libertà e la laicità del nostro stato sono ancora in serio pericolo. Prima di tutto, riassumiamo di cosa stiamo parlando: parliamo del rapporto che deve esistere tra uno stato laico e democratico e il capo di uno stato straniero, di una dittatura elettiva in cui solo pochi, una aristocrazia, ha diritto al voto e in cui a questa aristocrazia le donne non hanno diritto di accedere.
Parliamo, insomma, di un capo di una dittatura che ancora non conosce i diritti civili, che si è fermamente opposta per anni alla unità di Italia, che ha le sue contenute dimensioni non certo per scelta (non certo per richiamare alla povertà evangelica) ma perché con le armi le sono state strappate le altre terre e la nostra capitale. Dobbiamo ascoltare, da uomini laici interessati alla vita politica, le parole del capo di questa dittatura? Dobbiamo ascoltare le parole di un paese che si protegge dietro le parole rivelate di un libro e che invece le tradisce tutte? Di un potere basato sull’umiliazione della religione cristiana, sul suo continuo rovesciamento, e che invece conquista proseliti pubblicizzandosi come suo difensore? Dobbiamo fidarci di chi legge in Chiesa “Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito” davanti ai suoi calici d’oro? Di chi legge “date a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio” per poi dichiararsi insieme Cesare e rappresentante di Dio?

Certamente no. Anzi, dovremmo opporci ad ogni suo tentativo di entrare nella vita di Paesi moderni come, si spera, sia l’Italia. Per un paese che ha dato vita al pensiero laico, e per chi, come me, non si riconosce né nel cristianesimo, religione adatta a far sentire felici i poveri con poco e a chetarne i bisogni sulla terra in speranza di doni futuri, né nel cattolicesimo, sua grottesca deformazione, votata alla conquista del potere, ogni giorno in Italia è una sconfitta. È la sconfitta della razionalità che ci insegna a difenderci dalla ipocrisia, è la sconfitta della filologia che ci insegna la falsità dei testi sacri, è la sconfitta della scienza che ogni tanto deve difendere la teoria evoluzionistica dalle follie creazionistiche di chi si sente a disagio ad essere chiamato “animale”, è la vittoria della superstizione che in Italia, contro ogni risultato sperimentale, contro ogni evidenza dei fatti, continuerà a dire tante fesserie. Ma potrà dirle ai microfoni dei telegiornali, perché le dice attravero il dittatore di uno Stato straniero molto caro ai nostri politici.

E con questo mi scuso. Almeno la mailing list è servita a qualcosa, anche dopo la morte della protesta.

Ah, il Papa sarà contento che finalmente abbiamo finito di protestare! Così sono stati subito inseriti nuovi aiuti dello Stato alle scuole in cui le sue menzogne vengono insegnate ai bambini. Propongo che lo Stato finanzi allora le scuole di tutte le dittature teocratiche del mondo qui in Italia.

E ovviamente non può mancare la risposta:

1. Uno stato deve basarsi per forza su una morale condivisa. Non è questione di essere credenti. Secondo me se questa morale fosse quella cattolica le cose andrebbero molto meglio.

2. Ognuno la pensi come vuole, ma per favore crecate di non offendere le credenze altrui. Quello che tu pensi sul Cattolicesimo sono fatti tuoi, offendere il Cattolicesimo è irrispettoso verso chi ci cerde. Non mi pare di aver offeso, è proprio vero che il rispetto e la democrazia sono nate nelle chiese.

3. Cosa c’entra l’Illuminismo? Per la separazione tra Stato e Chiesa? Perchè io ho scritto il contrario? Ho solo scritto che sarebbe una società migliore quella che abbiamo oggi se fosse più seguita la morale cattolica (la voce della Chiesa difende la morale cristiana cattolica).

4. La scienza non è affatto in contrasto con la fede nè con la Chiesa Cattolica. Sai chi è Antonino Zichicchi?

5. Quanto ne sai di Religione Cristiana e Cattolica per dire che la Chiesa Cattolica umilia il Cristianesimo?

6. Parlare dello Stato del Vaticano nel modo in cui ne hai parlato te è una forzatura evidente che farebbe sorridere uno storico, anche se non fosse credente.

7. Ricordo che non tutte le scuole private sono cattoliche.

La cosa va avanti, ma mi fermo qui che è meglio, perché dopo si toccano vette raramente scorte e preferisco preservare la vostra salute mentale.

Ognuno tragga dalla cosa le considerazioni che vuole, per quanto mi riguada l’ho già fatto. Vorrei però aggiungere anche io un altro pezzo di vaneggiamento (perché dovrei fare quello sano di mente?). Non parlerò su quanto la Chiesa ingerisca nello stato (poco o tanto) perché lo lascio all’intelligenza e alla sensibilità di cittadino di ognuno. Vorrei però tanto ribattere al punto 5 dell’ultima risposta, e lo farò (tanto per restare in tema) citando. Le prossime due citazioni non sono state scelte perché particolarmente rilevanti, ma semplicemente perché riguardano l’ultimo esempio della serie:

Ama il Signore Dio tuo e il prossimo come te stesso

Per chi avesse dubbi sul senso della frase, lo invito a leggersi questa pagina, che ritengo interessante. E poi, infine:

Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il catechismo della Chiesa Cattolica dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione.
Ma qui, la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.

Come (forse) saprete, la scorsa settimana la Francia ha presentato all’ONU una mozione per depenalizzare il “reato” di omosessualità nel mondo. Bene: a parte il no, quello che vedete sopra è il comunicato stampa della Chiesa. A parte, ovviamente, le ritrattazioni.

La categoria in cui è inserito questo post la vedete, e vorrei evitare inutili e soprattutto mal gestibili battibecchi. Tenete presente solamente che (tranne la parte finale) tutto nasce, cresce e degenera a partire da ragazzi tra i 19 e i (a occhio e croce) 25 anni.
Non sono neanche solito parlare di questi temi in generale, e comunque non in questo modo; ma quando ce’ và, ce’ vò. Perciò: passo e chiudo.

La manifestazione del 30 ottobre a Roma

Direi che si può riassumere in due parole: che bordello (in senso buono)!

Partenza alle 5.30 da Firenze, alle 11.30 eravamo ancora imbottigiliati nel G.R.A. insieme ad un altro centinaio di pullman come noi. Già che c’eravamo, abbiamo inscenato una manifestazione dentro la manifestazione esponendo tutti gli striscioni ai vetri dei pullman. A quell’ora comunque abbiamo deciso, seguendo l’esempio di altri, di scendere dal bus e proseguire a piedi; credo che non mi ricapiterà un’altra volta di fare una passeggiata di 150 metri sull’autostrada e scavalcare il guard-rail per prendere l’uscita.

Arrivati alla stazione della metro ho pensato subito che non saremmo riusciti a raggiungere il centro di Roma, invece dopo un’ora siamo riusciti a salire sulla metro. In centro, le stazioni di Repubblica e Spagna erano chiuse per le troppe persone, qundi fra una decisione sul momento e l’altra siamo scesi a Flaminio e ci siamo ritrovati direttamente nella piazza dove finiva il corteo, verso le 13. Un po’ mi è dispiaciuto perché praticamente non abbiamo sfilato per niente, ma dall’altro lato era già relativamente tardi e in questo modo abbiamo visto anche la piazza “finale”.

Devo dire che la piazza era un po’ un’insulto alla manifestazione stessa, per quanto era piccola: come facevamo ad entrarci tutti? Era molto meglio usare piazza S. Giovanni.

Per quanto riguarda le altre parti della manifestazione mi sono affidato al mio collegamento a Internet col cellulare (finché il ponte ha retto) e alle news di Repubblica mobile, quindi ne so più o meno quanto un qualsiasi lettore che si sia informato. Vedendo coi miei occhi però la piazza e i dintorni, ripercorrendo a piedi buona parte del percorso della manifestazione, e considerando che a un certo punto della mattinata tutto il percorso della manifestazione era pieno di gente: da piazza del popolo a piazza Esedra passando per tutte le vie del percorso e i due cortei laterali che sono nati per far entrare tutta la gente, più tutte le persone che ancora erano nei pullman fuori Roma, posso dire che Maroni i suoi numeri se li può mettere in quel posto. Non sono molto bravo a stimare un ipotetico numero di chiodi sparsi per la scrivania, quindi figuriamoci il numero di persone in un’intera città; tuttavia la piazza iniziale e anche le strade del percorso (che non era proprio cortissimo) mi sono sembrate piuttosto larghe e durante un corteo la gente sta abbastanza stretta, quindi secondo me la cifra di un milione detta da più parti forse è esagerata, non lo so, ma sicuramente non campata in aria. Sicuramente molto meno campata in aria dei 100 mila del nostro ministro degli interni.
Oltre alla manifestazione romana, direi che non sono da sottovaluare i numeri di tutte le altre manifestazioni che hanno avuto luogo in tantissime città d’Italia, anche se nella stessa Roma c’era veramnte tutta Italia: da Venezia alla Sicilia, fino alla Sardegna.

Per quanto riguarda la qualità della manifestazione, ho visto molti striscioni molto ironici e creativi e, compatibilmente con la natura della manifestazione, relativamente poche bandiere di partito, almento in piazza del popolo. Bandiere di sindacati ovviamente a bizzeffe: era organizzata da loro. Nella camminata di ritorno alla stazione della metro di Repubblica, ho visto veramente tanta gente di tutte le età e abbiamo anche incrociato una banda (nel senso musicale) di studenti impegnati ad intrattenere. Perché alle manifestazioni, e questa è una delle loro peculiarità, ci si va con l’incazzatura nel cuore ma con l’allegria sulla faccia. In piazza del popolo ho anche parlato con un poliziotto che mi ha confermato che non c’erano stati disordini di alcun tipo.

Siamo anche stati graziati dal tempo: ha iniziato a piovere (e grandinare) quando ormai eravamo quasi sul pullman per il rientro, perciò di acqua ne abbiamo presa poca. Fortunatamente, il traffico del rientro è stato meno intenso di quello che prevedevo, e partendo alle 17.30 siamo riusciti a tornare a Firenze alle 21.

È stata veramente una bellissima manifestazione, e spero che i numeri si ripeteranno per il 14 novembre, quando scenderemo in piazza per la 133 e l’università. Sicuramente è stato importante esserci, e farò il possibile per essere presente anche il 14, magari arrivando un po’ prima!

Prima che qualcuno dica che noi universitari ci abbiamo capito poco e non abbiamo ben chiari i problemi e le leggi: so perfettamente che questa manifestazione era per dimostrare contro la legge 137 del ministro Gelmini sulla riforma della scuola primaria, e non dell’università. Detto questo, credo che ormai sia chiaro che tutto il mondo dell’istruzione ha fatto comunella per contrastare le due leggi 133 e 137, ma a parte questo non vedo perché solo chi ha un figlio alle elementari debba protestare per la 137 e solo gli universitari per la 133: queste due leggi toccano tutta la nazione, perché toccano i bambini e i giovani studiosi, che sono il futuro della nazione stessa.

Vignette di protesta

Abbiamo scoperto di avere in dipartimento un bravo fumettista, che ha realizzato delle vignette di protesta contro la legge 133. Eccole:

Storia di uno studente – questa è la prima realizzata. È piaciuta tantissimo a tutti e ha avuto molto seguito nelle varie lezioni in piazza e manifestazioni.

Storia di uno studente

Le prossime sono una serie di immagini su cosa vogliono dire per l’università i tagli, il blocco del turnover e la trasformazione in fondazioni private. Qualcosa è esagerato, qualcosa neanche troppo.

Infine, questa è stata fatta su due piedi durante una manifestazione per le strade di Pisa quando ho letto sul sito di Repubblica che Berlusconi aveva smentito la dichiarazione di voler mandare la polizia nelle scuole.

Ci tengo a precisare che le vignette non sono mie, e che quindi prima di usarle più di tanto andrebbe chiesto il permesso all’autore. Tuttavia, se le volete usare durante le proteste, credo proprio che non ci siano problemi: sono state create per questo.

Sullo stato dell’Università e delle agitazioni

Facciamo un po’ di informazione, ché se ne è vista poca fatta bene sull’argomento.

Tutti sapete perché la Scuola Italiana, dagli asili alle università, è in agitazione. Si sono letti tanti articoli e commenti in merito ma pochi dicono cosa sta veramente accadendo nel mondo della scuola e il perché.
La Gelmini cade dalle nuvole e non si spiega il perché di tutte queste proteste, altri in malafede travisano tutto il travisabile e tentano di addossare tutte le proteste “ai soliti comunisti” che fanno sempre quanto in loro possesso per tentare di screditare il governo.

Io invece vorrei parlare di qualcosa di diverso, di cosa sta effettivamente avvenendo all’interno delle università italiane, di cosa io vedo tutti i giorni e di cosa si discute a tutti i livelli. Per questo, porterò l’esempio di quanto succede nella mia università, quella di Pisa, ben consapevole che in generale, nonostante si senta poco nelle notizie, è una delle più attive in italia nel movimento di protesta e, se si vuole, anche una delle università più serie del panorama italiano e quindi oltremodo ingiustamente colpita da questi provvedimenti.
Quindi: bisogna comunque fare tutti i distinguo del caso, ma la portata di questi provvedimenti va oltre il concetto di università poco o tanto meritevoli.

Prima di tutto: perché si discute? Perché si protesta?

Per quanto riguarda la scuola, le uniche notizie che passano in televisione rispetto alle novità introdotte dalla legge 137 sono quelle sul grembiule e sul maestro unico. Già queste (più che altro in maestro unico) basterebbero per sollevare tutto il polverone che si è sollevato. Voglio dire: avete idea di cosa voglia dire maestro unico alle elementari? Si sa che nel corpo insegnanti ci sono sia persone capaci, che fanno questo lavoro perché gli piace, e persone che non si sa bene come siano andate ad insegnare, o che in ogni caso hanno perso ogni spinta verso il buon insegnamento. Quindi pensate: se come maestro unico vi capitasse uno dei secondi, o comunque una persona con cui non vi trovate proprio, vorrebbe dire prima di tutto che avreste buttato via cinque anni di scuola, forse i più importanti; in più potrebbe montarvi un odio per la scuola stessa che cambierebbe il corso della vostra vita. Il tutto per un deficiente che avete avuto davanti per cinque anni. Io conosco ragazzi o bambini che hanno visto stravolto il loro rapporto con una materia per via di un maestro elementare; figuriamoci se questo accadesse con tutte le materie! Avere più maestri vuol dire avere più garanzie per una buona istruzione, e anche imparare a rapportarsi con persone diverse, ascoltare più voci.
Tuttavia, il maestro unico non è l’unico problema che la riforma porta. Essendo ormai fuori dal sistema scolastico non sono ferratissimo su tutti i punti contro cui si combatte, per cui vi rimando alla lettura di voci più informate, però tra le varie manifestazioni sono venuti fuori almeno altri due punti: la non regolarizzazione di insegnanti precari e il taglio di tutti gli insegnanti di sostegno. Questo vuol dire che bambini con problemi psichici, di adattamento o stranieri non avranno più un insegnante di appoggio che gli aiuterà ad inserirsi nel sistema scolastico italiano. Non è pensabile che il maestro unico possa stare dietro a tutte queste persone, quindi semplicemente ai bambini con più problemi non sarà permessa un’istruzione al meglio delle possibilità. Per non parlare poi del ritorno al voto vero e proprio (con i numeri) e del 6 in condotta già dalle scuole elementari. Non mi sembrano le elementari posto da voti, e a metà strada le scuole medie.
Chiudendo sulla scuola, vorrei far notare che genitori, alunni e insegnanti hanno occupato le scuole elementari (9 scuole solo a Pisa). Credo che una cosa del genere non sia mai successa nella storia d’Italia, e dovrebbe far riflettere.

Passiamo all’università, di cui conosco meglio la situazione. Facciamo intanto un po’ di chiarezza sui numeri: a volte si parla di DL 112, a volte della legge 133. Sono la stessa cosa: 112 era il numero del decreto legge, 133 il numero della legge vera e propria. Questo è il problema: ci troviamo a contrastare una legge vera e propria (il DPEF, niente di meno) che quindi può o passare o non passare, ma non può più essere modificata.
Detto questo, perché tutte queste sommosse? La risposta più immediata è: perché si vuole chiudere l’Università pubblica in Italia. Vediamo come: prima di tutto, si tagliano i fondi. Nei prossimi cinque anni, verranno dati all’università 1.5 MILIARDI di EURO in meno. Non noccioline, insomma.
Poi c’è il blocco del turn-over al 20%. Cosa vuol dire: ogni 5 docenti pensionati, ne verrà assunto solamente uno. Tenete presente che oggi come oggi la classe docente italiana è tra le più vecchie d’Europa, e che nei prossimi anni assisteremo a diversi pensionamenti, senza la possibilità però di ricreare la classe docente. Questo vuol dire che molti corsi dovranno essere eliminati, non si potranno tenere che le lezioni principali perché mancherà personale per fornire un’offerta didattica ampia, inoltre si costringeranno i ricercatori precari (quelli che non saranno buttati fuori prima) a tenere corsi che prima teneva un docente vero e proprio (insomma: corsi fondamentali, non di contorno) perché il numero di docenti non sarà sufficiente a coprire tutti gli incarichi. Inoltre, i soldi degli stipendi dei professori non assunti, non saranno destinati ad altre attività, saranno tagliati. Esempio: se ora spendiamo 100 per 5 docenti, dopo non spenderemo 20 per un docente e 80 per altro, ci verrà dato solo 20.
Il licenziamento dei ricercatori precari: è da sottolineare il fatto di come già ora molti corsi sopravvivano grazie all’aiuto dei ricercatori, che gratuitamente (il più delle volte) o con retribuzioni minime (e con minime intendo 400 euro a corso) accettano di insegnare agli studenti. Vorrei fare presente che i ricercatori sono pagati per fare ricerca, non per insegnare. Queste persone, contrariamente all’immaginario collettivo, non sono scansafatiche. Sono persone con un curriculum di tutto rispetto, spesso con pubblicazioni importanti alle spalle e anni di lavoro all’interno dell’università (anche 10). Con la carenza di professori che ci sarà, dato che le tasse dello studente restano una nota importante nel bilancio dell’università, sempre più riceratori dovranno spendere il loro tempo a insegnare invece che a fare ricerca, rendendo sterile l’innovazione all’interno degli atenei e trasformando interamente o quasi le università in grandi licei specializzati. Inoltre, si fa sempre un gran parlare del problema della fuga di cervelli; questa mi sembra decisamente la risposta peggiore per bloccare l’esodo.
Poi, la possibilità di creare fondazioni private. Questo vuol dire prima di tutto uccidere l’università pubblica, poi vuol dire gravare ulteriormente sulle tasche degli studenti (tanto che si tornerà ad un’università solo per ricchi, che saranno gli unici a poter pagare le tasse, al posto di un’università il più possibile per cervelli), infine vuol dire uccidere parte della ricerca. Se un’azienda mette i soldi in un’università, vuole vedere certi risultati che possano tornare utili all’azienda stessa; mi pare lecito. Questo però vuol dire che i dipartimenti che non creano un ritorno finanziaro immediato (vedi lettere, economia etc.) difficilmente riceveranno finanziamenti per rimanere in piedi; e anche nei settori scientifici morirà o quasi la ricerca di base, quella i cui risultati sono tra i più importanti ma che si vedono solo sul lungo termine. In tanti vi verranno a dire che è una scelta quella di diventare fondazioni private. Permettetemi di fare una similitudine su quanto questa sia una scelta. Immaginate di essere in una stanza al caldo, con fuori 3 °C; dove scegliereste di stare? Bene, immaginate ora che nella stanza facciano entrare gas nervino; dove andresta allora? Rimarreste nella stanza? Ecco, questo è il tipo di scelta che l’università ha.
Per ultimo, c’è la chiusura delle SSIS. Per chi non lo sapesse, SSIS è l’acronimo di Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario, ed è la scuola che deve seguire chi poi voglia intraprendere la carriera dell’insegnamento. C’è bisogno di specificare cosa vuol dire la chiusura di queste scuole?

Questo, è quello contro cui stiamo lottando. Non ci sognamo neanche di pensare che tutto il torto è dalla parte del legislatore; sappiamo che l’università italiana è piena di magagne e per questo il passo successivo al blocco della legge deve essere quello dell’aperura di una serie di tavoli in cui si discutano riforme anche grandi ma sensate. Tuttavia, come alla fine è stato detto a Pisa, in questo momento non c’è spazio per l’autocritica: lo scontro è Davide contro Golia e il tempo per fermare il gigante è poco.
In fondo, pur con tutti i suoi problemi l’università italiana rimane una delle migliori in Europa: quando i laureati italiani vanno all’esterno sono accolti a braccia aperte, perché si sa che sono ben preparati. Inoltre, l’Italia già ora è uno dei paesi che spende meno per l’università in Europa, e uno degli ultimi all’interno del cosiddetto primo mondo. In una nazione come la nostra dove stiamo dismettendo tutto il settore primario e secondario (agricoltura e industria) per concentrarci sui servizi e sull’alta tecnologia, non possiamo permetterci di diminuire ulteriormente i fondi per la ricerca, perché verremo schiacciati.

Come ultimo punto di questo lungo discorso-sfogo: cosa facciamo per contrastare la legge? C’è da dire che stiamo dando fondo alle idee praticabili. A tutt’oggi a Pisa abbiamo fatto due assemblee di ateneo (con una media di 5000 partecipanti a ciascuna) in cui è stata decisa l’occupazione del polo di scienze politiche come base per la mobilitazione; è stato occupato il rettorato per qualche ora per indire una conferenza stampa; è stato deciso che l’anno accademico non sarà inaugurato ma anzi in quel giorno ci sarà una sospensione della didattica; in quasi tutte le facoltà è stata bloccata la didattica per una settimana per potersi organizzare; i ricercatori hanno negato la disponibilità di tenere corsi e alcuni docenti di tenere corsi che non siano quelli obbligatori da contratto; è stato convocato un senato accademico straordinario allargato per decidere le forme di protesta ufficiali.
Queste le mobilitazioni più ufficiali; nel mezzo ci sono le lezioni in piazza dei miracoli della facoltà di scienze; il volantinaggio in tutti i posti più frequentati da italiani e turisti (abbiamo fatto volantini in inglese); le grandi manifestazioni di piazza: due settimane fa hanno sfilato per pisa 5000 persone dall’asilo all’università, domani ci sarà una manifestazione regionale a Firenze, venerdì ancora a Pisa e il 30 nazionale a Roma; si farà una giornata di astensione dagli acquisti, per far capire alla città cosa succederà alla sua economia con la chiusura o quasi dell’università; altre iniziative che non so/non ricordo. (non si può stare dietro a tutto…)

A chi dice che questa è la solita propaganda di sinistra, rispondo che alle due assemblee di ateneo hanno parlato tutti, e hanno partecipato tutti, persone di destra e di sinistra. Un grande lavoro si sta facendo per tenere a bada i soliti quattro deficienti e non politicizzare la protesta in corso, per farla rimanere una protesta della scuola e università italiane contro le due leggi che le vogliono uccidere, perché questo è ciò che realmente è la protesta. Ho visto parlare i giovani di Forza Italia, che proponevano di andare a bloccare le grandi arterie cittadine; persino gli studenti della Normale hanno deciso di darsi una svegliata e appoggiare la protesta ufficialmente oltre che come individui.
Certo, i giornali vi diranno che siamo i soliti quattro gatti comunisti che vanno in giro a fare danni (è stato scritto davvero), che le riforme sono ben viste e che la popolarità della Gelmini non è mai stata così alta. A voi decidere a chi credere, e pensate un po’ a come vorreste che il vostro figlio studiasse. Come diceva bene la Littizzetto ieri, alle famose 3 I del governo: Inglese, Informatica, Industria (tra l’altro, cosa c’entra l’industria…) se ne è aggiunta ora una quarta: In culo.

All’interno di tutto questo movimento, dispiace vedere e constatare che sono poche le università italiane che si stanno realmente muovendo, pochi gli studenti che sanno cosa sta accadendo, troppo pochi i docenti che si schierano apertamente contro la legge. Per non parlare della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) che raramente si è vista così accondiscendente col governo. Il documento che hanno stilato all’ultimo incontro è si contrario alla legge, ma talmente debole da far ridere. Il nostro rettore ha detto che il documento sarà sì debole ma approvato all’unanimità. Evidentemente molti rettori pensano di poterci guadagnare da questa situazione, bah. Senza contare che nella CRUI siedono anche rettori di università già private; quindi non vedo perché cercare tutta questa unanimità a scapito della forza delle dichiarazioni.

Concludo (ché è una giornata intera che sto scrivendo questo post) con dei dati che dovrebbero far riflettere: sia la legge 133 che la 137 sono state proposte (la 133 anche approvata) a fine luglio, periodo in cui è praticamente impossibile imbastire un movimento di protesta. La legge 133 (ricordiamolo, è un DPEF) è stata approvata dal consiglio dei ministri dopo una discussione di un quarto d’ora (15 minuti). Entrambe le legge non hanno subito il normale iter parlamentare; per entrambe infatti è stata richiesta la fiducia sia alla camera che al senato. W la democrazia.

ZenPhoto in italiano

Un po’ di ritardo nello scrivere questo post, ma sono settimane piene.

Con la release 1.2.1 si aggiunge a ZenPhoto la traduzione in lingua italiana; a cura mia con l’aiuto di un’altra persona.

Intanto, cos’è ZenPhoto? ZenPhoto è una web application per creare sul proprio sito una galleria di foto e, con l’ultima release, di file video e audio. Questo progetto è secondo me già il migliore in circolazione per quanto riguarda gli scopi che si prefigge, in ogni caso è un progetto molto attivo e da una release all’altra ci sono sempre moltissime novità.

Le caratteristiche principali le trovate sul sito del progetto e potete provare una demo sul sito OpenSourceCms; vi dico soltanto che già ora si trovano nel programma quasi tutte le funzionalità di flickr a parte, ovviamente, i gruppi.

La traduzione è completa, tuttavia è stata finita proprio a ridosso del rilascio della versione 1.2.1 e quindi, sebbene mi sia riletto tutte le stringhe per dare un minimo di consistenza alla traduzione, la resa delle stringhe stesse nelle pagine del programma è ancora tutta da verificare e anzi vi esorto a scrivere nei commenti eventuali errori o forme poco ortodosse.

Mozilla summit 2008 – Giorno 1

Sì lo so, sono un po’ in ritardo con questi riassunti…

Dopo una buona dormita per riprendersi dal viaggio d’andata (26 ore senza dormire) e una bella colazione, il summit è iniziato con un breve saluto di benvenuto (quasi incomprensibile) di John Lilly e quello decisamente più seguibile di Mitchell Baker, che parla veramente in modo chiaro e scandito.

Il primo talk della giornata è stato quello di Mitchell Baker, incentrato sulla definizione del progetto Mozilla e sulla visione di Internet che il progetto Mozilla ha, per poi concludere con ciò che si vuole realizzare nel futuro.
La visione del progetto Mozilla da parte della Baker è rappresentabile con un albero:

Mozilla secondo Mitchell Baker

Perché un albero? Perché in un albero tutto vive grazie a delle radici comuni, che devono essere forti per tenere in piedi un grande albero. Non importa quanto possano essere diversi tra loro i rami, ma tutti si nutrono grazie alle stesse radici e tutti i rami sono legati ad uno stesso tronco, che è il fine ultimo del progetto.
Le radici sono costituite da: la licenza (Open Source License), scelta a sorgente aperto per consentire una partecipazione eguale tra i vari sviluppatori; la revisione da parte di pari e la meritocrazia (Peer review & Meritocracy), volte a migliorare il codice esistente attraverso la comunicazione e lo scambio di idee tra persone con competenze nelle stesse aree e a promuovere le persone che dimostrano una maggiore capacità; autorità distribuita e guadagnata (Distributed, Earned Authority); assetto pubblico condiviso (Shared Public Asset); beneficio pubblico (Public Benefit).
Il tronco è costituito dall’interazione dell’uomo con Internet (Human Interaction with the Internet), che è ciò che il progetto Mozilla si propone.
I rami sono costituiti da: i prodotti realizzati (Consumer Products), che sono il veicolo dell’interazione con Internet; gli impiegati (Employees), che sono sì importanti ma che non sono tutto ciò su cui Mozilla si fonda per portare avanti il proprio lavoro (e questo, dice la Baker, è una delle cose più difficili da far capire alla stampa e a chi non ha una mentalità “open”); la parte legale (Legal Organizations); le altre attività legate al progetto (Outreach/Other Activities) che non coinvolgano lo sviluppo di software, come il marketing e l’evangelizzazione; i fondi (Revenue), che sono importanti per qualsiasi progetto. Su quest’ultimo punto, la Baker ci tiene a sottolineare che nonostante tutte le sovvenzioni (ad esempio da parte di Google) Mozilla resta un progetto indipendente, perché le aziende si rendono conto che se il progetto terminasse le perdite economiche sarebbero per loro più forti rispetto a quelle che hanno non facendo fare al progetto quello che vogliono.
Per spiegare il progetto Mozilla alla stampa, la Baker usa la frase “same same, only different” per dire che Mozilla sembra uguale alle altre compagnie dall’esterno, ma che ci sono profonde differenze sulle cose che facciamo e sul come le facciamo; inoltre la struttura delle aziende di solito è a piramide, e manca l’idea dell’albero e delle radici tipica del progetto Mozilla.

Dopo pranzo iniziano i talk del pomeriggio, separati nelle varie stanze.

Il primo interessante è di nuovo nella sala conferenze più grande, intitolato “The History and Future of Web Browser UI” (La storia e il futuro delle interfacce utente dei browser).
Alex Faborg ripercorre l’interfaccia grafica dei browser che si sono succeduti nella storia di Arpanet e Internet. L’intento è quello di mostrare che durante la storia dei browser, l’interfaccia si è modificata pochissimo. Si sono aggiunti dei pulsanti, è migliorata la veste grafica sì, ma le barre presenti, le funzioni accessibili sono sempre rimaste le stesse. Questo fatto comporta una specie di “assuefazione” dell’utente a questo tipo di interfaccia, nel senso che ormai si è talmente abituato che una modifica radicale potrebbe spiazzarlo ed essere controproducente. Nell’innovare un browser, quindi, bisogna sempre cercare un equilibrio tra l’innovazione, appunto, e la consistenza, l’abitudine.
Faborg fa notare che l’interfaccia attuale dei browser è pensata per essere minimale e funzionale, e -dice- predice che se nel futuro ci saranno modifiche per renderla più appetibile e facile da usare per tutti (mainstream users dice), sicuramente questo alienerà gli utenti -più avanzati- che ne capiscono un minimo di informatica (i core users li chiama lui).
Personalmente, spero di non vedere mai un futuro in cui l’interaccia di un browser sarà tutta lucine e coriandoli, ma più lenta e meno immediata da usare. Sarà perché mi classifico tra i core users?
Dopo la carrellata sulle vecchie interfacce, Alex e una ragazza dei Mozilla Labs mostrano le idee che Mozilla sta realizzando per il futuro dei browser. Molte di queste riguardano la navigazione, e vanno a toccare la cronologia e i segnalibri, che dovrebbero diventare visuali e presentare un’anteprima della pagina a cui sono collegati. La cronologia addirittura, per essere di visione più immediata, dovrebbe venire aperta a tutta pagina e prestenare sullo sfondo il passare del tempo durante la giornata: le pagine visitate durante il giorno avranno un bello sfondo rosso/arancione per visualizzare l’idea della luce solare e del giorno, si andrà poi all’imbrunire e le pagine viste di notte avranno uno sfondo blu costellato dalla Luna e le stelle. Sempre per quanto riguarda la navigazione, dovrebbero fare il loro ingresso i menu a torta (mi pare che sia un’idea originale di Aza Raskin) in modo che tutte le funzioni principali del browser (avanti, indietro, ricarica, stop e la stella dei segnalibri) siano accessibili in qualunque punto dell schermo se il menu viene attivato col mouse. Per quanto riguarda le idee ancora solo abbozzate, Alex ci lascia con questa frase: “La navigazione è più del semplice indietro e avanti” (Navigation is more than just back and forward).
Il secondo punto discusso è l’integrazione col desktop: qui si sono viste cose veramente fantastiche e l’idea di fondo è quella di eliminare il concetto di interfaccia grafica di un browser (e quindi i temi), perché dovranno essere le web application a fornire l’interfaccia grafica del browser e in qualche modo a fondere il browser col sito stesso, in modo che tutto sia più armonioso. Questo elimina anche i problemi dell’integrazione dell’interfaccia grafica del browser col sistema operativo in uso. Un altro passo che si intende realizzare è quello di dare la possibilità di associare tipi di file nel sistema operativo in modo che vengano aperti con una web application (si pensi ad esempio a Google docs).
Durante il talk si è parlato anche di web semantico e altro, ma era veramente difficile seguire Alex mentre parlava, e dopo un po’ il cervello ha fatto tilt :P

Il secondo talk della giornata aveva il titolo di “Thunderbird 3” e credevo ci facessero vedere cosa bolliva in pentola, ma non è stato molto interessante. In pratica abbiamo chiaccherato di niente per un’oretta; le uniche cose dette sono state la roadmap (già saltata :P ), il fatto che ci sono tre persone di Mozilla Messaging che stanno portando avanti lo sviluppo di Thunderbird e, come ultimo interrogativo per il futuro che però suona interessante, il fatto che mentre Firefox e le web applications in genere stanno tentando di diventare programmi desktop, Thunderbird dobrebbe essere relazionarsi di più col web ed essere più “web-centered”.

Il terzo talk che ho seguito era dedicato ai traduttori: “L10N: Verbatim & moz2po: Translation tools: the best tools for translation”. In questo talk sono stati presentati diversi progetti di nuovi strumenti per la localizzazione: alcuni erano programmi, ma si sono viste soprattutto web applications nuove e rivisitate. Ci hanno fatto vedere Mozootle, che poi sarebbe Pootle modificato da Mozilla, e l’interessante progetto translate.org.za messo su dai sudafricani per avere un punto di incontro unico per tutte le traduzioni nelle 12 lingue che il Sudafrica ospita, con strumenti di controllo consistenza sui vari programmi. Questo in effetti è stato un punto su cui si è insistito molto: la consistenza delle localizzazioni attraverso i vari programmi open source, e non solo quelli Mozilla o addirittura il singolo programma.
Si è detto anche che il processo di traduzione dovrebbe essere reso più elastico (grazie anche a moz2po), in modo che ogni traduttore sia libero di usare il programma che preferisce per la traduzione. Per quanto riguarda le web application (ma anche per i semplici programmi)per la traduzione, è stato chiesto il supporto al contesto delle stringhe (sottoforma di screenshot o che altro), in modo che i traduttori possano rendersi conto di dove la stringa viene usata per tradurla al meglio. Questo è soprattutto utile per i messaggi di errore o altre stringhe che compaiono solo in situazioni ben precise, e che non è possibile far apparire semplicemente aprendo il programma e navigando nei menu.
Un altro punto su cui molti traduttori hanno posto l’accento (io compreso) è la possibilità di tradurre le stringhe in accordo col genere e col numero di ogni lingua, cosa oggi non sempre possibile (io per esempio ho problemi in Sunbird). Ci è stato detto, e spero che effettivamente sia implementato, che la nuova piattaforma Mozilla2 supporterà tutte queste cose.
Opinioni da quanto è venuto fuori: sicuramente è un bene dare più elasticità ai traduttori in modo da farli lavorare al meglio, ma secondo me il primo programma creato per la traduzione, Mozilla Translator, pur con tutti i suoi limiti è ad anni luce sia da programmi come poedit, sia soprattutto da una qualsisasi web application (io ormai è un po’ che traduco un programma in Launchpad, quindi ne so qualcosa) che sono scomode, lente, inefficienti al massimo. A questo proposito, è un peccato che Ricardo (l’attuale manutentore di Mozilla Translator) non fosse stato invitato al summit.

L’ultimo talk della mia prima giornata mi tocca piuttosto da vicino, visto che l’ho fatto io! Se volete vedere la presenazione, potete scaricarla. Il titolo del talk era: “Problems people find using Firefox and how to solve them” e si proponeva di presentare i problemi più frequenti che gli utenti incontrano utilizzando Firefox, sulla base dell’esperienza del nostro forum di Mozilla Italia.
Devo dire che sono piuttosto soddisfatto di come sono andate le cose: anche se non c’erano molti sviluppatori (ma qualcuno sì) c’erano comunque sia Tenser che Hoffmann, i due team leader di SUMO; oltre ovviamente a diversi traduttori, che hanno riportato le loro esperienze. La presentazione è andata avanti piuttosto bene, tranne un paio di gaffe e un’esposizione non proprio fluida, e la discussione è stata molto viva, tant’è che il talk è durato un’ora e mezzo invece dell’ora prevista. Molte delle idee proposte sono piaciute, altre riviste e migliorate; alcune sono già state applicate.
A metà talk, abbiamo anche avuto come special guest niente popò di meno che Firefox in persona, o meglio in costume, con dentro Aza Raskin.

Finita la prima giornata di lavoro, siamo stati smistati in cinque ristoranti del posto, e io sono andato alla steak house in compagnia dello PseudoTecnico. La serata ha riservato la sua ultima (sgradita) sorpresa: nel nostro tavolo a quattro uno dei due ragazzi americani (che basta che lo vedi e capisci subito che è uno sfigato), non contento di aver lasciato a 3/4 un piatto di escargot, ha avuto la bella idea di mangiare il suo filetto di bistecca sorseggiando un bel milk shake al cioccolato. Non aggiungo altro. Visto che in Canada il sole non lo vedono spesso, il ritorno all’albergo ce lo siamo fatti a piedi sotto la pioggia.

Traslochi virtuali

Cavolo quanto pesano questi scatoloni!

Tempo di traslochi da queste parti. No, non sto cambiando casa, e anche gli scatoloni sono virtuali!
In questi giorni, con la collaborazione gioco-forza dello PseudoTecnico, ho migrato tutto il blog e la mia galleria di foto. Il fornitore di hosting è sempre DreamHost, ma mentre prima ero ospitato da flod appunto, ora mi sono comprato un account tutto mio. La decisione si è resa necessaria perché ho registrato anche altri domini e volevo avere più libertà di movimento. Nel frattempo ho anche un po’ giochicchiato col pannello di controllo e ho già messo su sotto-domini e repo svn. Non male direi tutte le opportunità che DH offre!

Ma non è finita qui: nelle prossime settimane cambierò anche gestore di telefonia in casa (questa volta quella reale), e qui farò un post a parte perché vale la pena sottolineare come qui in Italia facciamo sempre le cose a metà.

Dato che mi sembrava poco, stasera o domani aggiorno anche all’ultima release di WordPress (dato che lo PT dice che non ci sono problemi anche se questo è un tema vecchio), traslocando anche la sua installazione e mettendola in una cartella a parte sfruttando questa guida.
Se vedete che il blog non si apre più, sapete di chi è la colpa :P

Incidente

Spero solo che ci sia rimasto sul colpo, almeno avrebbe sofferto poco, poveretto.

Sommate supersrtada, corsia di sorpasso e un cane di taglia medio-grande. Ho ancora il muso e il riflesso dello specchietto retrovisore davanti agli occhi.
Vorrei solo poter avere davanti chi l’ha abbandonato lì, in modo da potergli riservare lo stesso trattamento che sono stato costretto a riservare al cane, però stavolta con un jeepone di quelli col rostro davanti, e senza frenare.
Intanto questa cosa dalla memoria e dalla coscienza non me la leva nessuno.

Certo però anche lui, se invece di trotterellare pacato e poi fermarsi a guardarmi in mezzo alla corsia si fosse messo a correre di lato, cazzo!

Mozilla summit 2008 – Giorno 0

Arrivati!

Atterrati a Vancounver alle 16.20 siamo arrivati all’albergo alle 20, il tempo di mangiare qualcosa, trovare e scambiare quattro chiacchere con Maone e mak77 e poi dritti in camera, che ormai sono sveglio da 26 ore filate.

A domani per il resoconto della prima giornata.

Ah, dimenticavo: allo PT non è arrivata la valigia, si spera che faccia la sua comparsa in albergo domani sera ora locale (ora sono le 23 qui).