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Fa’ la cosa giusta 2009, giorno 1

Primo giorno andato, in surplace.

Sveglia alle 5 per mancanza di treni decenti, alle 9.10 arriviamo io e Giacomo (dopo aver tirato su Stefano a Prato) a Milano. Il primo problema di questa tribolata giornata si presenta subito: la ricerca della porta di ingresso alla fiera si rivela un’impresa ardua che richiede un’accurata ricerca e qualche errore.

Dato che i problemi non vengono mai da soli, in quella che fortunatamente è stata una giornata relativamente tranquilla per quanto riguarda il pubblico (anche se abbiamo forti preoccupazioni per domani) i problemi sono venuti da un servizio fondamentale: la rete wireless. Allora: all’inizio il cavo di connessione dell’adsl al router era rotto. Sistemato quello, il firmware non ne voleva sapere di andare e di configurarsi per bene. Una volta avuto ragione della configurazione, il server dhcp ha deciso di entrare in sciopero, vanificando gli sforzi precedenti. Finendo di tirare giù gli ultimi santi del paradiso, i ragazzi di Lifos sono finalmente riusciti a tirare su la rete, anche se una 56k l’avrebbe guardata dall’alto in basso…

Morale della favola: ho usato la mia connessione umts per tutta la giornata, e se domani la cosa non migliora farò altrettanto.

Instupidimento da tecnologia

Finiremo veramente così?

Quando ai miei prendono i cinque minuti luddisti, sono soliti ripetere la storia di un romanzo (di cui non ricordo né titolo né autore) di fantascienza, ambientato in un futuro in cui tutto è affidato alle macchine e dove un pianeta (non necessariamente un pianeta, ma insomma ci siamo capiti) vince una guerra contro un altro perché uno dei tecnici addetti al controllo degli armamenti riscopre le tabelline e il calcolo matematico manuale.

Ora, la storia è effettivamente esagerata e molto probabilmente tale lo rimarrà; tuttavia la scena capitata venerdì sul treno Pisa – Firenze un po’ mi ha fatto riflettere.
Scena: io seduto sul mio seggiolino, una giapponese alla porta che vuole uscire dallo scompartimento. La signorina arriva alla porta, guarda alla sua destra, poi alla sua sinistra, poi prova a toccare la maniglia, poi rimane ferma due secondi interdetta. Un ragazzo che era già fuori dallo scompartimento la vede, prende la maniglia e sposta la porta di lato per farla passare. Purtroppo mi sono reso conto della cosa a livello conscio solo dopo che era avvenuta altrimenti l’avrei aiutata prima, tuttavia è ovvio che la signorina abbia prima cercato a destra e a sinistra il pulsante per aprire la porta, poi abbia provato a fare una lieve forza sulla maniglia per vedere se l’interruttore era lì (come mi è capitato di vedere in alcuni treni in Belgio di recente) e infine sia rimasta bloccata vedendo che la porta non si apriva.

A noi italiani questa scena sembra particolarmente ridicola, ma il fatto è che in Giappone tutte le porte dei treni sono automatiche e quindi la signorina ha disimparato (o forse mai imparato) ad aprire la porta di un treno con le mani, rimanendo bloccata senza sapere che fare. Fortunatamente per lei il ragazzo se ne è accorto e le ha aperto, ma sarebbe stato interessante vedere l’evoluzione della situazione.

Detto questo, ripeto la domanda iniziale: veramente finiremo così?

Fosdem 2009, giorno 2

Il secondo giorno inizia presto, grazie anche al fatto che abbiamo dormito a Bruxelles.

Seamonkey 2. Il primo talk di giornata lo tiene KaiRo, lo sviluppatore capo di Seamonkey, che espone cosa è stato fatto finora e cosa ancora si farà prima di arrivare a Seamonkey 2, la riscrittura della suite Mozilla sfruttando il toolkit di Firefox.
Uno degli obiettivi è quello di creare una maggiore integrazione tra le varie componenti di Seamonkey. Un altro è quello di sfruttare appieno il passaggio al toolkit e di sfruttare le stesse API di Firefox e Thunderbird per le estensioni, in modo da aumentare la compatibilità con quest’ultime. Tutte le preferenze del programma dovrebbero andare a finire nel pannello delle preferenze: l’idea è quella di obbligare l’utilizzatore ad usare about:config solo in casi rari.
I microformats non saranno presenti in Seamonkey 2, ma verranno implementati più tardi. Ugualmente, non si vedrà in Seamonkey il codice della Awesome bar, anche se comunque è stata sviluppata una barra con le stesse funzioni, solo più “Seamonkey style”.
Un punto fermo alla base del progetto è di innovare e svecchiare senza però dare uno strappo col passato, ad esempio mantenendo molto simile l’interfaccia grafica in modo da non disorientare i vecchi utilizzatori.
Per il futuro si sta pensando anche ad un approccio molto interessante, su cui KaiRo non si è scucito molto, utilizzando la frase “everything is a tab” e riferendosi con “everything” a browser, mail, calendario etc. Vedremo cosa ne uscirà fuori.

I18n in Debian. Onestamente questo talk sono andato a seguirlo per vedere come funzionava i18n in un progetto grande come Debian, ma lo facevo meglio. Qualche nota interessante sparsa: l’installer Debian ha raggiunto con Lenny le 63 lingue. In Debian hanno 3 settimane di string freeze prima di una release. Tutto ciò che riguarda la localizzazione (dai programmi alle pagine web) usa i file .po e ora stanno mettendo su un’installazione di Pootle per chi è interessato. Onestamente, tradurre le pagine web con i file .po secondo me è un suicidio. Non solo: anche le pagine di man sono tradotte con i .po file. Le pagine del sito web da tradurre sono ad ogi 4279.

Keysigning party. Evento “social” del Fosdem. Tutti i partecipanti si mettono in fila e a turno verificano l’idetità dell’altro per poi firmare la chiave GPG di chi è stato identificato, in modo da allargare il cerchio della fiducia così importante per le chiavi crittografiche. L’evento in sé è stato molto carino, peccato che visto il numero dei partecipanti siamo dovuti uscire all’aperto dove faceva un freddo becco. Da ultimo, non riuscivo neanche a piegare le dita delle mani e la penna stava iniziando a non scrivere più a causa del freddo.
E dire che ho partecipato solo alla seconda metà dell’evento: contemporaneamente infatti c’era anche l’identificazione da parte di CAcert, un’autorità certificatrice che nasce con l’idea di fornire a tutti e gratuitamente un proprio certificato per la firma dellle e-mail piuttosto che per la creazione di un sistema sicuro per l’accesso al proprio sito (SSL). A proposito: visto il numero di identificazioni fatto, sono orami diventato un CAcert assurer, quindi ora posso a mia volta identificare le persone. Se vi serve, contattatemi (tra un po’ di tempo però, prima devo studiare per bene).

Nel dopo pranzo ho iniziato a seguire The long road to KDE4 in Debian perché credevo potesse dire qualcosa di interessante, ma così non è stato e me ne sono andato prima della fine.

Con questo si conclude la due giorni del Fosdem. Spero di poter tornare il prossimo anno (magari invitato da Mozilla) perché è stato un evento veramente interessante.

Fosdem 2009, giorno 1

Come promesso, ecco i resoconti del Fosdem.

Purtroppo non posso scrivere niente sui due talk iniziali, e il terzo su Debian non l’ho praticamente seguito perché l’audio della sala era pessimo e il tizio parlava in americano stretto, quindi ho avuto qualche problema a seguirlo all’inizio e ho smesso poco dopo. Meglio iniziare coi talk del dopo pranzo.

Kde 4.2 and you. In questo talk è stato presentato lo sviluppo di Kde 4 fino ad ora, mettendo in luce le idee alla base del progetto. Riprendo confusamente dai miei appunti: la volontà degli sviluppatori di Kde è quella di creare uno strato di applicazioni che permetta a sviluppatori terzi di creare facilmente programmi in grado di girare su più piattaforme diverse, dai PC agli smartphone etc. Esempio di questa idea è phonon, che fornisce un set di funzioni di base per interagire col sistema audio della macchina. I programmatori useranno così le stesse funzioni in tutti i loro porgrammi e sarà phonon che si preoccuperà di interfacciarsi col framework multimediale della macchina in uso, sia esso alsa piuttosto che il framework audio di Windows o di Symbian.
Si è parlato poi molto di Nepomuk, il famoso modulo che deve introdurre la semantica all’interno di Kde. Nepomuk è infatti pensato per aggiungere metadati ai file in modo da poterli ritrovare facilmente all’interno del PC. Ma Nepomuk non è solo questo: grazie a questo componente si vuole anche organizzare la sessione di lavoro a partire dal tipo di applicazioni (è stato fatto vedere un esempio di come creare un desktop completamente diverso ad esempio per le funzioni di casa e ufficio, e come passare velocemente dall’uno all’altro) e soprattutto vuole diventare un sistema pensato per far comunicare le applicazioni tra di loro; notificare cioè cosa sta facendo un’applicazione in modo che un altra possa agire di conseguenza.
Come ultima nota interessante, gli sviluppatori di Kde stanno pensando di implementare una barra in alto con le funzioni di quella di Mac Os X, ma il lavoro è molto e non semplice. A mio modo di vedere, questa cosa andrebbe prima discussa e messa in comune all’interno di freedesktop.

Mozilla foundation update, programs and goals. Talk tranquillo sui programmi per il prossimo anno della fondazione Mozilla. Molte cose si sanno già e quindi tralascio; interessante è invece sapere che Mozilla ha intenzione di focalizzarsi e spendere risorse durante il prossimo anno per quattro progetti: una collaborazione con l’università di Toronto per far crescere dei ragazzi per poi in futuro assumerli nel ramo dello sviluppo; un progetto con l’università di Madrid di cui parlerò più tardi; un grande lavoro sull’accessibilità, non solo dei programmi Mozilla ma in generale. Il quarto, non l’ho capito.
Durante il talk è stato detto che i fondi per alcuni progetti non sono molti, ma che si farà il possibile per portarli avanti al meglio. Questo discorso ha portato alla domanda “Ma come, con tutti i finanziamenti che prende Mozilla non si trovano soldi sufficienti per un progetto?” a cui secondo me è seguita una risposta intelligente: Mozilla in generale mette da parte il capitale che riceve dai finanziamenti per non ritrovarsi col culo a terra se questi dovessero mancare per un periodo, e ogni anno sfrutta i soldi che vengono dalle rendite degli interessi tentando di intaccare il meno possibile il “gruzzolo” iniziale. Molti storceranno il naso, ma a me sembra una scelta saggia.

Mozilla and universities. Parliamo ora in dettaglio del progetto con l’università di Madrid. Mozilla e l’università madrilena stanno avviando un corso da 15 crediti (375 ore) suddiviso in 3 crediti on-line, 3 crediti off-line all’interno dell’uiversità e 9 crediti on-line pratici. Gli studenti ricevono un titolo alla fine di questo corso.
Il corso dovrebbe svolgersi da luglio ad ottobre e c’è la volontà di espandere il progetto ad altre università, riutilizzando magari gli stessi materiali creati per questo corso. Il corso è aperto anche a chi già lavora.
I moduli prevedono, tra gli altri: introduzione a Mozilla, fix a bug, introduzione alle tecnologie Mozilla, marketing, l10n, i18n.
Il corso non sarà gratuito, anche per far aderire solo chi realmente interessato, ma la volontà è quella di mantenere bassi i costi. Ovviamente, nel costo è compreso il pernottamento etc. durante i 3 crediti da svolgere all’università.

Future Firefox. Nel futuro di Firefox c’è la messa in produzione dei progetti portati avanti finora dai Mozilla labs. come personas, prism e ubiquity. Si vuole anche creare una nuova piattaforma per la creazione di estensioni (extensions 2.0, il nome è provvisorio) ma ancora siamo solo agli inizi, e non c’è niente di concreto da vedere. Gli scopi di tutto questo sono una migliore user experience, la sicurezza e fare sì che sempre più sviluppatori si interessino al progetto. La chiave di tutto questo dovrebbe essere lo sfruttamento delle tecnologie del web per creare applicazioni facili da sviluppare, mantenere, installare ed usare.
I problemi principali per questi progetti (basti pensare a Ubiquity) verranno dalla localizzazione, per cui bisogna un po’ ripensare l10n per questi progetti.
Ultima chicca: saranno presto disponibili nightly build localizzate, in modo da aumentare il numero di tester.

LXDE Desktop Environment. Lightning talk (15 minuti di durata) per presentare un nuovo DE molto leggero, pensato soprattutto per i netbook ma buono anche per i PC normali. Il progetto nasce in Cina ma ha ora sviluppatori in tutto il mondo; si prefigge di essere leggero (per ora l’installazione occupa solo 4.6 MB), modulare (nel senso che si possono aggiungere o levare i moduli al DE), che necessiti poche dipendenze (per ora richiede solo le GTK), con un set di programmi di base come un file manager (PCMan) e un editor di testi e un volume manager integrato per poter gestire dischi e memorie esterne. Per il futuro, si sta lavorando alla creazione di un centro di controllo unificato per rendere più facile la gestione del DE stesso.
Volendo, il DE può avere un’interfaccia simile a quella di Linpus, Xandros o netbook remix e soprattutto lo si sta ottimizzando per l’uso su SSD, facendo in modo che scriva meno dati possibile sul disco fisso durante l’utilizzo amentando così la vita del disco stesso.

L’ultimo talk che volevo seguire era Programming is fun with QT, ma mi sono presto scocciato e sono venuto via.
Questo è tutto per il primo giorno.

Colpi d’occhio sul Belgio

In attesa dei post sul Fosdem.

Ripresomi in buona parte dai due giorni di mal di testa intenso derivanti dal naso tappato, prima di metter mano alle cinque pagine di appunti presi durante i talk del Fosdem voglio proseguire un po’ nella descrizione degli usi e costumi del Belgio.

Ho già detto del decadimento (ma Titto mi assicura che è così solo nel sud, verificherò poi a Maggio quando tornerò in terra belga, stavolta molto a nord) e quindi ora dirò qualcosa di positivo: i trasporti pubblici. Tanto di cappello direi. I treni sono nuovi e molto ben tenuti, cose che in Italia ci sognamo. Gli arrivi e le partenze sono molto frequenti (ad esempio da Lier ad Anversa c’è un treno ogni meno di 10 minuti) e nei giorni che li ho presi non ho mai visto fare più di un minuto e mezzo di ritardo. Lo stesso vale per la metro e i bus a Bruxelles: non importa quanto traffico c’è, puoi star tranquillo che se alla fermata c’è scritta un’ora, a quell’ora il bus arriva.
Direte voi: già, ma chissà quanto costa! A parte il fatto che per un servizio come quello che offrono le ferrovie e in generale le compagnie di bus sarei più che disposto a pagare un po’ di più il prezzo del biglietto, la vera risposta è che dipende dal tipo di tratta: costa più che in Italia per le tratte brevi, meno che in Italia per quelle lunghe.

A differenza di Trenitalia, infatti, in Belgio esistono i carnet. Se hai meno di 26 anni puoi acquistare un carnet da 10 corse a 50 € per andare dove ti pare all’interno del Belgio. Basta specificare data del viaggio, stazione di partenza e stazione di arrivo. Se invece hai più di 26 anni, lo stesso biglietto costa 73 €. In pratica, con 7.3 € puoi viaggiare da un capo all’altro del Belgio. E i carnet non sono nominativi, quindi si possono usare in più d’uno.
Altrimenti ci sono sempre gli abbonamenti, di diversi tipi: quello classico da stazione a stazione comprese quelle intermedie come in Italia, ma anche quello da zona a zona, che permette di muoversi tra tutte le stazioni di due determinate zone. Non ultimo, un abbonamento (che in effetti costa 270 € al mese o 2703 € l’anno per le persone al disopra dei 26 anni) che permette di viaggiare ovunque in Belgio. Interessante anche il fatto che è previsto già dalle ferrovie che le aziende paghino una parte del biglietto se serve per gli spostamenti al lavoro, e quindi l’abbonamento senza limiti sopra citato costerebbe all’impiegato 95 € al mese o 949 € annui.

E ora torniamo alle cose strane dal mondo: in Belgio non esiste (almeno per quanto ho potuto verificare) il bagno come lo intendiamo noi. In casa come anche in albergo esiste la toilette (nel senso che c’è solo il wc, oppure il wc e un piccolo lavandino) e il bagno (nel senso che c’è il lavandino e la doccia/vasca ma non il wc), in due stanze separate (non necessariamente allo stesso piano).

Infine, cosa mangiano i belgi a pranzo? Dando un occhio in giro per la città (Bruxelles ma anche Lier) uno dei piatti forti è il fritto: si incontrano chioschetti di fritto (patatine, pollo, anche wurstel…) un po’ ovunque. In alternativa, kebap (c’è una quantità di negozi veramente infinita) oppure panini preparati sul momento con quello che più si preferisce, con vasta scelta di ingredienti. Ovviamente, il pane è la baguette.

Bene, direi che per ora sugli usi e costumi del Belgio è tutto. Casomai, altre impressioni dopo il viaggio di Maggio.

A giro per Bruxelles

Niente di che.

L’altro abbiamo fatto una bella girata per la città, che onestamente non offre molto a livello architettonico. La mattina l’abbiamo passata sul lato “sbagliato” del centro visitando la cattedrale, il palazzo reale e qualche altra strada a caso credendo che più o meno fosse il centro. La cattedrale è molto bella, in stile gotico come tutto qua in Belgio. Notevoli soprattutto le vetrate. Il palazzo reale invece è piuttosto scarno, col giardino dirimpetto (ora pubblico) abbastanza povero e con le fontane chiuse. Soprattutto, abbiamo trovato tanti palazzi abbandonati e mezzi diroccati.

Il pomeriggio abbiamo recuperato lo PseudoTecnico nel frattempo arrivato nella capitale, e abbiamo visitato il centro. La parte centrale della città è un po’ più bella di quella che abbiamo visto la mattina ma comunque è poca cosa rispetto ad altre città e capitali europee, e anche in questa zona si vedono palazzi un po’ in decadenza. Se non altro ci sono delle buone pasticcerie e cioccolaterie.

Il pezzo forte della giornata è stato sicuramente il Beer Fest della sera: una moltitudine di gente e di birra per quattro ore di fila, con solo una pausa per la cena. Il locale era sicuramente azzeccato, e le birre erano molto buone: a questo giro ne ho provate cinque (da 25 cl). Ho avuto modo di salutare un po’ di persone che avevo conosciuto in Canada, altre le ho salutate ieri, soprattutto durante la cena by Mozilla.

Prime impressioni dal Belgio

Non buone.

Ieri siamo atterrati alle 15 circa all’aeroporto di Charleroi, e poi ci siamo fatti un paio d’ore di treno per arrivare a casa del nostro ospite. Mentre Gioxx si guardava RIS e Criminal Minds io ho sfruttato questo tempo per vedere un po’ com’era il Belgio fuori dal finestrino di un treno.

I circa 150 Km di viaggio mi hanno lasciato l’impressione di un paese in decadenza, trasandato, a tratti fatiscente. Sono sicuro che stamani il centro di Bruxelles sarà tirato a lucido, ma sono altrettanto sicuro che non sarà quella la vera anima della nazione.

Questo è ciò che avrei scritto se avessi pubblicato l’articolo ieri sera. In realtà poi mi è passato di mente, e quindi eccoci qua adesso. Nel mezzo: una notte al polo.

Qui in casa Tittonel infatti la notte spengono i termosifoni e quindi più che a dormire la notte l’ho passata a tremare dal freddo. Spero di essere comunque in condizioni decenti per il Beer fest di stasera, perché almeno sei birre le voglio provare.

Altra cosa che odierò a morte, e che non credevo umanamente possibile fuori dai confini del regno di sua maestà: in bagno ci sono i lavandini all’inglese. Per chi non sapesse cosa sono, sono lavandini minuscoli con due rubinetti: uno per l’acqua fredda e uno per quella calda. Risultato: da un lato ti geli, dall’altro ti spelli.

Linux, nForce e wake on lan

Roba da chiodi.

Uno pensa che abilitare il wake on lan su un computer sia una cosa da due minuti, il tempo di abilitare le impostazioni del bios e magari fare un port forwarding nel router. E invece no.

Ma partiamo con ordine: oggi mi sono messo in testa di poter accedere al mio pc fisso di casa anche dal portatile quando sono a Pisa, quindi ho deciso di installare un server openssh e di abilitare il wake on lan (wol) per accendere la macchina da remoto. Col server ssh tutto ok (una volta lette un po’ di istruzioni) mentre il wol, che dovrebbe essere la cosa più semplice, mi ha portato via almeno tre ore di tempo.

Il fatto è che linux quando spegne la macchina la spegne tutta, compresa la scheda di rete, che quindi non può restare in ascolto per il magic packet di wol per accendere il pc (e in teoria mi va anche bene, perché si risparmia sulla corrente). Per rimediare a questo bisogna installare il pacchetto ethtool. Una volta installato, bisogna dare il seguente comando:

ethtool -s eth0 wol g

per abilitare il wake on lan sulla scheda. Questo comando però va dato ad ogni avvio del pc, quindi o si crea uno script da eseguire all’avvio della macchina, o più semplicemente si aggiunge questa stringa:

up ethtool -s eth0 wol g

al file interfaces, subito sotto la direttiva iface per la scheda di rete su cui attivare il wol. Per esempio:

iface eth0 inet dhcp
      up ethtool -s eth0 wol g

Ma non basta: può darsi che halt, durante lo shutdown del sistema, spenga comunque la scheda di rete. Dovete quindi aprire lo script di halt (in debian è /etc/init.d/halt) e modificarlo. Se nello script avete una riga fatta in questo modo:

halt -d -f -i $poweroff $hddown

dovete togliere il parametro -i perché tutto funzioni. Se invece avete una riga fatta in questo modo:

halt -d -f $netdown $poweroff $hddown

andate all’inizio del file e cercate la riga dove viene inizializzata la variabile netdown (questo era il mio caso in debian lenny) e cambiatele il valore da yes a no.

Tutto quello che ho scritto finora è la procedura standard ed è ben documentata in tutta la rete, sia in inglese che in italiano. Peccato che con me questa procedura non funzionasse. Ho perso quindi tempo a modificare le impostazioni del router per essere sicuro che fossero corrette, ma in effetti mi sono accorto che accendendo e spegnendo il computer senza avviare il sistema operativo (fermandosi alla schermata di grub) il wol funzionava, quindi doveva essere un problema di sistema operativo. E qui è arrivato il dramma: ho perso veramente due ore cercando su Google una soluzione, finché sono arrivato abbastanza per caso su un newsgroup (o era un forum?) dove veniva spiegato il problema.

E il problema è questo: il dirver forcedeth, che è quello che serve per far funzionare le schede di rete integrate nelle schede madri con chipset nforce, gioca un brutto, bruttissimo scherzo. Durante lo shutdown scrive il mac address della scheda di rete in un buffer (o quello che diavolo è) al suo interno. Invertito. Sembra strano ma è così, perciò se volete “svegliare” da remoto una macchina che abbia il mac address 0a:1b:2c:3d:4e:5f non dovete digitare:

wakeonlan 0a:1b:2c:3d:4e:5f

ma piuttosto:

wakeonlan 5f:4e:3d:2c:1b:0a

e la macchina partirà bella allegra.

Ora, dico io: a parte che è più di un anno che questo bug è conosciuto e il problema ancora persiste; ma almeno queste cose scrivetele dappertutto a lettere cubitali!

Fosdem 2009

Si riparte!

Quest’anno, insieme a gioxx, tittoproject, flod e prometeo (questi ultimi due invitati da Mozilla) ho deciso di partecipare al Fosdem.

Sarà una bella occasione per rivedere un po’ di volti noti di Mozilla, farsi un’idea su cosa si sta muovendo del mondo del FLOSS e fare anche un po’ i turisti in giro per Bruxelles.
Ho passato l’intera serata a tentare di mettere insieme un orario praticabile per i due giorni (ci sono anche 12 talk in contemporanea): non è stato facile, c’è ancora una sovrapposizione da decidere sul momento, ma sono soddisfatto. Credo che il difficile sarà tirare giù dal letto titto (che gentilmente ci ospita, e già se ne pente :P ) e gioxx alle 7 la domenica in modo da essere alla Mozilla devroom alle 9 per il talk di kairo su Seamonkey 2.

Tra un talk e l’altro ci sarà tempo anche per un beer fest (dove flod aspetterà fuori o si comprerà una mascherina per respirare) a un pub dove c’è un’infinità di tipi di birra diversi e per un key signing party (ho già creato le chiavi apposta). Già che ci siamo, speriamo di essere invitati alla cena di Mozilla del 7; altrimenti William (che sarà nostro ospite a Milano) farà una brutta fine alla prossima Fa’ la cosa giusta.

Stamani invece ho trascorso tre ore tentando di districarmi tra i vari mezzi pubblici (ci sono 4 compagnie a Bruxelles) e le tariffe più convenienti per me e il mio compagno di viaggio. Attendo risposta dall’autoctono per una decisione finale. Ad ogni modo, questo sarà il nostro programma:

  • 5 febbraio: partenza alle 12.30 da Pisa con volo Ryanair, arrivo a casa di titto previsto per le 17 circa.
  • 6 febbraio: turisti per Bruxelles da mattina a sera, con serata alcoolica (il beer fest) finale.
  • 7, 8 febbraio: fosdem, dalla mattina alle 9 (sempre che riesca a svegliare gli altri due) alla sera alle 18.
  • 9 febbraio: ri-turisti per Bruxelles, tutto il giorno.
  • 10 febbraio: partenza alle 10.30 dall’aeroporto di Charleroi (e quindi partenza da casa di titto a un’ora bastarda).

Prometto che non farò come allo scorso Mozilla Summit e che scriverò un bel report completo della giornata, con gli argomenti più interessanti dei vari talk.

A new hope

Speriamo.

Più tardi in giornata si dovrebbe verificare l’inizio di quello che si spera sarà un deciso cambio di rotta della politica mondiale. Le speranze sono tante, e se verrà fatto la metà di ciò che è stato detto, credo che potremo dichiararci soddisfatti.

Buona fortuna, mr. president.