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Riforme universitarie

Pubblicato da iacchi il giorno 5 Ottobre 2007 alle 16:42.

Giusto per citare il titolo di un famoso film: non ci resta che piangere.

Da un po’ di tempo volevo scrivere questo post, ma ne trovo il tempo solo ora. Né i telegiornali né altri mezzi di informazione di massa ne parlano, ma il prossimo anno accademico entrerà in vigore una nuova riforma universitaria.

Dato che quest’anno sono stato eletto rappresentante degli studenti per il mio corso di laurea, prendo parte ai consigli del corso di studi e ho scoperto durante il primo di questi la nuova legge e relativi cambiamenti. Allora: premesso che la legge 270 è del 2004, le direttive ministeriali con cui le università devono muoversi sono però stati pubblicati solo a fine luglio.

Questa nuova riforma manterrà il 3+2 con tutti i suoi pregi e difetti (che non voglio discutere ora), però apporterà sostanziali novità (in peggio, che vi credete?) di cui parlerò dopo e la possibilità di rivedere i programmi dei corsi di studio. Partiamo da questo punto: per poter partire con i corsi post-riforma il prossimo anno accademico, i consigli dei corsi di laurea devono presentare i corsi di laurea che intendono attuare entro novembre di quest’anno.
I programmi dei corsi di laurea li definiscono le commissioni didattiche dei rispettivi corsi, e devono comunque essere presentati e approvati dal consiglio. Vi rendete conto che ci vuole un po’ di tempo a pensare un corso di studi ben strutturato e che non presenti carenze (o comunque il meno possibile), e poi a fargli passare tutto l’iter di approvazioni necessario. Il risultato è che, dato che comunque il nostro presidente ha avuto l’ottima idea di sentire anche la voce degli studenti, siamo stati costretti nel periodo fine agosto - metà settembre (quando nessuno è in dipartimento perché ci sono le ferie e le lezioni iniziano solo due settimane dopo) a presentare un documento che illustrasse le nostre difficoltà e le nostre proposte in merito. Un po’ a fatica, ma l’abbiamo fatto. Resta il fatto che bisognerebbe dare più tempo alle università per discutere temi così importanti.
A dire il vero non si ha l’obbligo di partire il prossimo anno (che è facoltativo a scelta del consiglio del corso di studi) ma tra due. Resta il fatto che se tutti partono subito non puoi essere l’unico idiota che inizia tra due anni, anche perché ci sono lauree interfacoltà e corsi che vengono svolti fuori dalla propria area di interesse (ad esempio io questo semestre ho un corso insieme a dei fisici) e non puoi permetterti di sfalzare tutto.

La novità principale, che ha suscitato molto scalpore e che nessuno sa ancora come dovrà essere applicata, e il fatto che prima di potersi iscrivere ad una laurea specialistica bisognerà aver saldato tutti i debiti della laurea triennale. Detta così sembra una cazzata, ma non lo è.
Per chi non fosse ferrato nel sistema crediti/debiti universitario, proverò a fare un riassunto del meccanismo: ad ogni esame sostenuto viene assegnato un certo credito in punti; il credito è il riflesso delle ore di lezione del corso, e del tempo che in generale porta via lo studio dello stesso. Questo comporta un diverso peso per ogni esame (ed infatti la media dei voti ora è pesata, e non numerica) e dà un’indicazione della quantità di conoscenze che lo studente dovrebbe aver acquisito in una determinata disciplina. In fondo ai tre anni, ogni studente riceve 180 crediti.
Ora: se uno studente si iscrive alla laurea specialistica natrale proseguo del suo corso di studi triennale nessun problema, tutti i crediti vengono riconosciuti e lo studente inizia in pari. Se lo studente decide però di iscriversi ad una laurea specialistica diversa (anche nello stesso settore), oppure di cambiare università per fare la specialistica, non tutti i crediti verrebbero riconosciuti, e lo studente verrebbe iscritto alla specialistica con dei debiti da saldare quanto prima.
Faccio un paio di esempi: io studio un settore particolare della chimica e la mia laurea specialistica naturale è quella di Scienze dei materiali, se per la specialistica decidessi di scegliere la laurea in Chimica, mi verrebbero riconosciuti solamente 150 crediti. Oppure: quest’anno è arrivata da Siena una ragazza che ha studiato finora nel corrispettivo del mio corso di laurea a Siena. Se non si fosse trasferita quest’anno, dato che a Siena non esiste una specialistica in chimica, venendo a Pisa le sarebbero stati assegnati circa 25-30 debiti.
Onestamente mi vedo abbastanza daccordo con questo sistema: quando ti iscrivi alla specialistica uno si aspetta che tu abbia determinate conoscenze in certi ambiti, se non le hai le devi recuperare, va bene.

Dov’è il problema allora? Il problema è che fino ad ora potevi iscriverti alla specialistica, frequentare le lezioni e nel contempo studiare per gli esami di recupero crediti. Facile no? Bene, dall’anno prossimo no! Se non hai già tutti e 180 i crediti non potrai iscriverti alla specialistica e frequentare le lezioni.
Un bel problema: bisognerà inventarsi uno spazio di transizione dove poter ospitare questi studenti tra le due lauree, bisognerà capire come e quante tasse fargli pagare. Magari fossero solo questi i problemi: a recuperare 20-30 crediti volendo basta un semestre. E poi che succede? Fai buttare via un anno allo studente? Lo iscrivi alla specialistica al secondo semestre? E tutti i corsi del primo semestre che non ha potuto seguire come li recupera? Necessariamente dovrà usare un terzo anno, anche se rimanesse in pari…

Insomma: già col 3+2 ci vuole più tempo a laurearsi che con la laurea a ciclo unico (ormai è cosa assodata); in questo modo però i tempi diventeranno biblici!

Per chi fosse interessato, in questa pagina ci sono i link alle varie leggi, direttive etc.

“Alt! Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!”

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